Che cosa è la Microfinanza? Breve introduzione alla Microfinanza e al modello di Microcredito di Novica.

 


La microfinanza è l'insieme di servizi finanziari specializzati offerti, principalmente nei paesi in via di sviluppo, a individui e microimprenditori in condizioni di povertà, e non aventi tipicamente accesso a servizi finanziari tradizionali. Tra i vari servizi offerti nell’ambito della microfinanza (micro assicurazione, leasing, ecc.) il più rilevante e conosciuto è il microcredito, la pratica di prestiti bancari di piccola entità, tramite processi operativi e modelli finanziari particolari. Ci si riferisce alle banche e istituti finanziari specializzati che offrono servizi di microfinanza con il nome di MFI (MicroFinance Institution), ma anche diverse organizzazioni non-governative (ONG) svolgono spesso un ruolo attivo nell’offrire servizi microfinanziari.

 

Negli ultimi anni, anche a seguito del grande e importante successo del progetto della Grameen Bank iniziato dall’economista Mohammad Yunus in Bangladesh, e del relativo riconoscimento ottenuto con il Premio Nobel per la Pace a lui assegnato del 2006, la microfinanza ha raggiunto un alto livello di attenzione nei media, e un aumento di volume di servizi a livello globale, sia in molti paesi in via di sviluppo che, in seguito, anche in comunità a basso reddito in paesi sviluppati economicamente. Secondo un rapporto del Microcredit Summit Campaign del novembre 2011, 205 milioni di persone nel mondo hanno ricevuto microcredito nel 2010, mentre il numero di famiglie che hanno ricevuto microcredito è cresciuto dal 1997 di oltre 18 volte, da 7.6 milioni a 137.5 milioni. Il rapporto evidenzia inoltre l’aumento del microcredito a favore delle donne, che si considera abbiano un ruolo più importante nell’uso dei fondi per la cura dei bambini e della famiglia, il volume del quale è decuplicato in circa 11 anni raggiungendo ora circa 113 milioni di donne.

 

In economia, la legge dei rendimenti decrescenti descrive come, in una impresa, al progressivo aumento dei fattori di produzione non corrisponde un proporzionale aumento della produzione, che aumenta via via di meno rispetto all’aumento dei fattori. Applicata all’investimento di capitale, questa legge porterebbe a pensare che investire su imprese più povere, all’inizio della loro attività, renderebbe l’investimento più redditizio, in quanto gli imprenditori sarebbero disposti a pagare tassi di interesse più alti, dato che il loro aumento di produzione, a parità di capitale investito, sarebbe maggiore. Perché allora, a livello globale, i grandi capitali non fluiscono spontaneamente verso i paesi in via di sviluppo, le comunità più povere, e, in generale verso le micro imprese?

 

La risposta è da ricercarsi in diversi elementi. Il primo di questi elementi è il rischio. Per i grandi operatori finanziari dei paesi più sviluppati economicamente, investire in paesi in via di sviluppo rappresenta un rischio legato alla difficoltà di prevedere possibili cambiamenti economici, politici, e di mercato, così come è difficile essere aggiornati sui movimenti di un’attività microimprenditoriale rispetto a una grande azienda. La regolamentazione finanziaria in molti paesi del mondo spesso impedisce l’imposizione degli alti tassi di interesse che compenserebbero gli investitori di tali rischi, ma anche se tale regolamentazione fosse rimossa, il mercato finanziario mostrerebbe comunque gli squilibri che derivano dagli altri elementi che rallentano questo flusso di capitali, specialmente nei paesi in via di sviluppo:
1) la mancanza di informazione creditizia sui beneficiari dei prestiti (asimmetria dell’informazione)
2) la mancanza di garanzia collaterale
3) la potenziale debolezza dei sistemi legali
4) economia di scala (inversa): a parità di investimento totale, la gestione di molte piccole transazioni ha - almeno potenzialmente - un costo più elevato della gestione di poche grandi transazioni.

In particolare la mancanza di collaterale, legata ovviamente alle condizioni di povertà dei potenziali beneficiari, appare come il classico elemento di un circolo vizioso che, sfavorendo l’accesso al capitale, perpetua tali condizioni.

 

La microfinanza nasce come risposta al mancato flusso di capitali verso i paesi in via di sviluppo, le comunità più povere, e le microimprese; tramite speciali modelli economici e di investimento particolari essa mira a superare o aggirare appunto gli ostacoli derivanti dalla mancanza di collaterale, dall’asimmetria dell’informazione creditizia, e da fattori ambientali.

 

Tra gli speciali modelli di attività e di strategia di mercato che rendono la microfinanza in grado, almeno potenzialmente, di superare gli ostacoli sopradescritti, ci sono il Prestito di Gruppo (Group Lending), la Responsabilità Solidale o Congiunta (Joint Liability), alcuni metodi di superamento delle asimmetrie di informazione creditizia, e l’offerta di servizi finanziari orientata demograficamente verso le donne.

 

La microfinanza non è un’invenzione moderna, visto che forme di prestito a microimprenditori sono riportate fin dal Medioevo. Tuttavia, molti dei modelli utilizzati oggi sono frutto di una visione antitetica al banking moderno tradizionale. Diverse innovazioni evidenti nella microfinanza moderna provengono, almeno in parte, dalla loro introduzione sul mercato proprio da parte di Mohammad Yunus con la Grameen Bank. La visione del potenziale del microcredito di Yunus era basata sulla convinzione e sull’esperienza che i poveri, oltre che ferventi imprenditori, sono dei buoni beneficiari di prestito, in quanto “possono restituire i prestiti, e lo fanno”. Yunus, che ha fondato la Grameen Bank nel 1982, ha portato avanti la sua attività capovolgendo completamente gli schemi bancari tradizionali. Sam Dayley-Harris, fondatore del Microcredit Summit Campaign, racconta come “Qualsiasi cosa le banche facessero, lui faceva l’opposto. Le banche elargivano prestiti solo per somme consistenti, lui per somme anche bassissime. Le banche richiedevano modulistica, lui faceva prestiti agli analfabeti". Allo stesso modo, mentre le banche tradizionali elargivano prestiti principalmente agli uomini, Yunus si concentrava sull’offerta alle donne, in quanto probabilmente più attente a usare i microcapitali per rispondere ai bisogni delle famiglie.

 

I modelli primitivi alle radici della microfinanza sono universalmente osservati nelle più disparate regioni del mondo, seppure con variazioni di organizzazione e differenze culturali.
Uno di questi modelli, nato spontaneamente per affiancare altri metodi per ottenere credito, (da quelli a basso o zero costo, ricevere prestito da amici e parenti, a quelli ad alto costo, come lo strozzinaggio) è alla base delle associazioni informali, con diversi nomi e forme diverse nelle varie comunità, a cui ci si riferisce con l’acronimo ROSCA (ROtating Saving and Credit Associations). Le ROSCA, che appunto non sono necessariamente associazioni che creano credito, ma possono anche servire per sostenere il risparmio, rappresentano una importante prima prova del grande vantaggio della gestione finanziaria di gruppo.
La struttura base di una ROSCA è un gruppo di individui che versano ognuno una determinata somma durante riunioni a intervalli di tempo regolari, formando così, di volta in volta, un “piatto collettivo” che viene immediatamente destinato ad uno dei membri. Ad esempio, in una ROSCA di 20 membri, se ciascun membro contribuisce mensilmente 10 dollari, ogni mese si avrà a disposizione un “piatto collettivo” di 200 dollari, che viene dato a un membro diverso ogni volta, in base ad un sorteggio iniziale che determina l’ordine di ricevimento del piatto. Ciascun membro, statisticamente, ha una possibilità di avere a disposizione 200 dollari, da utilizzare possibilmente come capitale per una piccola attività imprenditoriale (una pompa per l’acqua, una macchina per tessere, ecc.), molto prima che se avesse messo da parte i soldi da solo, in un periodo di 20 mesi. Tra i vantaggi di un modello ROSCA come questo, ci sono la semplicità di contabilità, il fatto che non è necessario conservare i fondi (visto che questi vengono immediatamente assegnati ogni volta), e l’impegno al risparmio.
Questo modello mette anche in evidenza il concetto di “peer monitoring” ovverosia il naturale controllo sul risparmio e sull’affidabilità dei vicini membri che, nel caso delle ROSCA, sono ovviamente tenuti a versare la loro quota periodicamente, fino alla fine del ciclo (dunque sia prima che dopo aver usufruito del “piatto collettivo”). Il “peer monitoring” è un primo esempio di concetto microfinanziario molto elementare che contribuisce a compensare la mancanza di informazione creditizia.
Una evoluzione storicamente rilevante delle ROSCA è quella delle cooperative, già molto importanti nel diciannovesimo secolo, che utilizzano i fondi collettivi dei partecipanti rendendo disponibile il credito a individui diversi nello stesso momento, con massimali di prestito, tassi di interesse, e altra regolamentazione decisi democraticamente dai membri, che oltre a essere proprietari fanno spesso anche parte della stessa comunità cittadina o rurale, rendendo possibile il “peer monitoring”, così come “sanzioni” sociali per gli insolventi, in aggiunta alle conseguenze sulla partecipazione alla cooperativa.

 

Sia le ROSCA che le prime cooperative, pur valorizzando e amplificando l’utilizzo dei (pochi) fondi locali delle comunità povere, non forniscono però in se stesse la risposta all’accesso a fondi provenienti dall’esterno. Tuttavia, esse introducono degli elementi, come la gestione di gruppo e il “peer monitoring”, che sono alla base dei modelli microfinanziari veri e propri.

 

Forse il concetto più importante caratteristico della microfinanza è il “Group Lending” o “Prestito di Gruppo”, in cui piccoli gruppi di individui, (tre, cinque o più) si associano per ottenere un prestito da una fonte esterna. Mentre ogni prestito è fatto ad un individuo in particolare, tutti i membri del gruppo sono responsabili e soggetti a conseguenze in caso di insolvenza (“Joint Liability” o “Responsabilità Congiunta”) di uno dei membri del gruppo. La gestione di queste transazioni e della responsabilità congiunta è realizzata tramite periodiche riunioni tra il gruppo di beneficiari e un rappresentante della fonte esterna, spesso una MFI (MicroFinance Institution, l'istituto o banca specializzata in microfinanza) o una ONG.
Questo modello presenta di per sé risposte sia all’asimmetria dell’informazione - l’investitore (MFI, o ONG) non ha necessariamente maggiori informazioni sui beneficiari dei prestiti, ma il meccanismo sfrutta le informazioni sull’affidabilità creditizia che i membri del gruppo hanno l’uno dell’altro - sia a problemi di economia di scala, in quanto, tramite la pratica delle riunioni periodiche, molteplici transazioni sono seguite dallo stesso rappresentante in tempi brevi.

 

Tra le questioni più dibattute nella microfinanza, e nel microcredito in particolare, c’è quella dei tassi di interesse. Alcuni tassi di interesse praticati da diverse MFI sono stati giudicati troppo alti in termini assoluti e anche relativamente alle considerazioni di mercato per la legge dei rendimenti marginali. In realtà, assumere rendimenti molto più elevati nelle comunità più povere a parità di investimento, solo per la legge dei rendimenti marginali, non tiene in considerazione che altri fattori, come istruzione, abilità nel commercio, rete di contatti, accesso a tecnologie di produzione possibilmente vantaggiose solo a certe gittate produttive, non sono allo stesso livello, e dunque non consentono il raggiungimento dei rendimenti teorici.

 

Alla questione dei tassi di interesse è anche legata la questione delle sovvenzioni.
Uno degli aspetti di novità della microfinanza è la sua rappresentazione come un settore che riesce a raggiungere i suoi obiettivi, commerciali e sociali, senza il pesante appoggio di sovvenzioni, ma in virtù di modelli specializzati che creano una situazione vantaggiosa sia per gli investitori che per le comunità che beneficiano degli investimenti. Mentre sovvenzioni da parte di investimenti privati o fondi governativi sono spesso incoraggiate e accettate nelle fasi iniziali dell’attività microfinanziaria, diverse MFI sono invece rimaste anche a lungo termine in larga parte dipendenti dalle sovvenzioni. L’assenza di sovvenzioni renderebbe più importante la competitività dell’investimento microfinanziario comparato ad altri tipi di investimento, e questo a sua volta comporterebbe la potenziale necessità di praticare tassi di interesse maggiori.

 

La quantità globale di capitale messa a disposizione per la microfinanza è salita molto negli ultimi anni, grazie all’attenzione di professionisti e media ai progetti microfinanziari.
Uno dei progetti che, storicamente, ha contribuito a creare un diretto coinvolgimento del pubblico verso la microfinanza è stato Kiva, il primo sito web inizialmente “peer-to-peer” che ha consentito al pubblico di concedere prestiti individuali a microimprenditori in varie regioni del mondo, offrendo la possibilità agli utenti del sito di selezionare il progetto o il beneficiario destinatario del proprio prestito. (In realtà ora il sistema è cambiato e molti dei prestiti sono pre-finanziati, quindi i fondi non sono destinati necessariamente ai beneficiari selezionati).
Il modello di Kiva è basato sul trasferimento della somma prestata a zero interesse dagli utenti del sito alle MFI locali partner di Kiva, che a loro volta elargivano i prestiti ai beneficiari del loro network, con un interesse. L’interesse viene incassato interamente dalle MFI, e né Kiva, né l’utente del sito percepiscono interessi. (Kiva è sostenuta da donazioni e progetti promozionali).
In questo modello, il problema della mancanza dell’informazione creditizia sul beneficiario da parte dell’investitore è sulle spalle delle MFI locali, che gestiscono le transazioni, raccolgono informazioni sulle comunità locali, assorbono in buona parte i rischi, e percepiscono un interesse sui prestiti.

 

Il modello di MicroCredito di Novica

Il modello di Novica è basato sull’informazione che la rete di artisti e artigiani della famiglia Novica mette a disposizione di Novica, superando così problemi di asimmetria dell’informazione. Facendo leva su questo essenziale fattore, Novica ha lanciato un programma microfinanziario assolutamente innovativo, e che è caratterizzato dal tasso zero di interesse dei prestiti che vengono elargiti ai singoli artigiani. Inoltre, a differenza di Kiva, per esempio, che non garantisce più il passaggio diretto del prestito all’imprenditore che l’utente seleziona, Novica consente a chi vuole aiutare il suo artigiano preferito di raggiungerlo direttamente e specificatamente.

Per ulteriori informazioni sul programma MicroCredit Novica, potete inviare una mail a info@novica.it oppure visitare direttamente la pagina Novica Microfinance.

 

 


Note Bibliografiche
“The Economics of Microfinance” - Armendáriz, Morduch - MIT Press 2007
http://www.businessweek.com/magazine/content/05_52/b3965024.htm
http://www.guardian.co.uk/inspire-innovate/microfinance